Da fuori sembra una vacanza. Per le sei persone che ci sono andate era il compito più complesso dell'anno: vivere insieme, lontano da casa, senza che nessuno facesse le cose al posto loro.
Sei partecipanti tra i 18 e i 29 anni, tutti con fragilità cognitive, relazionali o organizzative. Nessuno aveva mai dormito fuori casa senza un genitore. Due famiglie avevano espresso la stessa paura: "Se non ci siamo noi, non mangia / non si lava / non dorme."
Obiettivi individuali diversi: per uno gestire da solo il denaro per una settimana; per un'altra tollerare la condivisione della stanza; per un terzo, semplicemente, restare tutti i sette giorni.
Due mesi di preparazione: menu deciso insieme, budget fissato, turni per spesa, cucina e pulizie assegnati prima di partire. Due professionisti presenti, con la consegna esplicita di non sostituirsi.
Un imprevisto vero: al terzo giorno una crisi notturna. Il gruppo ha scelto da solo di cambiare la disposizione delle stanze. La mattina dopo si è ripartiti con il programma previsto.
Ogni sera dieci minuti di confronto: cosa è andato, cosa cambiamo domani. Le regole le hanno richiamate loro, non i professionisti.
Tutti e sei hanno completato la settimana. Al rientro, due famiglie hanno accettato di lasciare ai figli la gestione della cena una sera a settimana. Un partecipante ha chiesto di provare una settimana di convivenza in appartamento a Verona: è il passo successivo, verso l'autonomia abitativa.
Per l'équipe la conferma che il livello di rischio proporzionato è parte del metodo, non un incidente.
Frase di un partecipante al rientro, riportata con consenso.
Alloggio, trasporti, vitto e professionisti: il contributo riduce le quote chieste alle famiglie. Ti aggiorniamo su come viene usato.