Per le famiglie

Un progetto con obiettivi personali, non semplice occupazione del tempo

Sappiamo cosa vi chiedete: sarà mai indipendente? Cosa farà quando non ci saremo? Troverà un lavoro, degli amici? Non abbiamo risposte facili. Abbiamo un metodo, obiettivi chiari e la promessa di dirvi sempre come sta andando.

Una mano con il guanto pianta una giovane piantina nel terreno

Come inizia un percorso

Quattro passaggi, senza fretta. Ogni passo può fermarsi se non è la strada giusta.

1

Primo colloquio

Con voi e con vostro figlio. Ascoltiamo la storia, chiediamo cosa vi aspettate, spieghiamo cosa possiamo e cosa non possiamo fare.

2

Valutazione e rete

Se serve coinvolgiamo psicologi, scuola, assistente sociale. Leggiamo il quadro intero, non solo la diagnosi.

3

Progetto individuale

Obiettivi concreti, attività scelte insieme, giorni e orari realistici. Partiamo dal punto in cui è vostro figlio, non dal gruppo.

4

Monitoraggio

Incontri periodici per vedere cosa è cambiato, alzare l'asticella o correggere. Nessuna frequenza "tanto per".

Due persone in un oliveto, una in piedi e una accovacciata, durante un'uscita in campagna

I cambiamenti che vedrete per primi

I grandi obiettivi (casa, lavoro) richiedono anni. Ma il metodo produce segnali piccoli e presto: sono quelli che vi chiediamo di osservare insieme a noi.

  • Si prepara per uscire senza che glielo ricordiate.
  • Rispetta un orario e un impegno settimanale.
  • Racconta qualcosa del gruppo, nomina qualcuno.
  • Rifà a casa un gesto imparato qui: apparecchia, cucina, tiene in ordine.
  • Prende un mezzo pubblico da solo per venire.
  • Chiede aiuto invece di bloccarsi.
Leggi le storie

Prendiamo in carico anche voi

Il progetto è della persona, ma la famiglia è parte della rete. Ci sono momenti pensati per i genitori.

Incontri con altre famiglie

Confronto tra genitori che vivono situazioni simili. Spesso è la prima volta che non ci si sente soli.

Lavorare sul distacco

Le esperienze fuori casa servono anche a voi: imparare a lasciar fare, a tollerare un rischio proporzionato.

Pranzi e cene aperte

Momenti di comunità in cui vostro figlio cucina e serve. Voi siete ospiti.

Le domande che ci fanno le famiglie

Mio figlio è adatto? Non ha una certificazione che dia diritto a sostegni.

È proprio la situazione in cui lavoriamo meglio. Il criterio non è la diagnosi ma il funzionamento: buone risorse cognitive e difficoltà concrete nell'organizzazione, nelle relazioni, nell'autonomia. Lo capiamo insieme nel primo colloquio.

Quanto costa?

Non siamo convenzionati con la Regione: i costi sono a carico della famiglia e dipendono dal progetto (quante attività, quante ore). Alcune attività, come uscite e vacanze, sono in parte coperte da fondi raccolti con aziende e donatori. Vi diamo un preventivo chiaro prima di iniziare.

È un centro diurno?

No. Non lavoriamo per giornate intere e non proponiamo attività fini a se stesse. Ogni ora ha un obiettivo e ogni persona un progetto proprio. Per alcuni siamo il fulcro del percorso, per altri un tassello accanto ad altri servizi.

Chi ci lavora?

Psicologi ed educatori. Non animatori. Il lavoro con vostro figlio è educativo e terapeutico, anche quando da fuori sembra una gita o una torta.

Ha 35 anni ed è a casa da tanto. Ha senso iniziare adesso?

Sì. Serve più tempo e più gradualità: si può partire da due ore a settimana. Lo abbiamo fatto con persone di 30, 35, 45 anni.

Povegliano è lontano per noi.

Stiamo aprendo piccoli hub in altre zone di Verona e molte attività si svolgono sul territorio. Imparare a spostarsi con i mezzi fa parte del percorso: per molti è il primo obiettivo.

E se non regge il gruppo o vuole smettere?

Succede, e non è un fallimento. Il progetto si rimodula: meno ore, un'altra attività, un altro gruppo. Ne parliamo con voi e con lui prima di decidere qualsiasi cosa.

Il primo passo è una chiacchierata

Venite a vedere la sede, conoscete l'équipe, fate tutte le domande. Poi decidete.